Browsing Tag

Alimentari

Curiosità

Guacamole, una gustosa salsa messicana

Gennaio 28, 2020

Il guacamole è una salsa di origine messicana a base di avocado, il cui uso risale al tempo degli Aztechi. Oltre all’avocado, gli ingredienti principali sono succo di limetta e sale, con aggiunta di peperoncino verde Serrano del Sol (l’utilizzo di quest’ultimo ingrediente è previsto per l’autentico guacamole). Il termine guacamole deriva dallo spagnolo messicano attraverso un prestito dalla lingua nahuatl: AhuacaMolli (da Ahuacatl = “avocado” + molli = “salsa”).

 

Nella preparazione del guacamole, la polpa di avocado viene schiacciata con la forchetta con aggiunta di succo di limetta o di limone. L’aggiunta di succo acido, oltre a insaporire la salsa, serve a evitare che il guacamole cambi colore e si ossidi. A questa base di avocado vengono poi aggiunti gli altri ingredienti sminuzzati. Il metodo tradizionale di preparazione del guacamole comporta l’uso del molcajete (mortaio e pestello, tipici messicani) per schiacciare e amalgamare gli ingredienti.

 

Alcune varianti della ricetta prevedono l’uso di tomatillo (o tomate fresadilla), pomodori, coriandolo, cipolla, aglio, pepe nero, e altre spezie. È da notare che molte ricette italiane in rete, per un errore di traduzione, indicano tra gli ingredienti i pomodori, mentre quella originale prevede tomate (tomatillo).

Nella ricetta originale non vengono aggiunte panna acida o maionese. Si tratta di un adattamento della ricetta nella cucina statunitense o Tex-Mex. Preparazioni di questo tipo sono considerate inferiori perché coprono il sapore delicato dell’avocado.

I messicani si riferiscono a una variante diluita del guacamole servita in modeste taquerias chiamandola “aguamole”, una parola che nasce dall’unione di agua (acqua) e guacamole. Viene di solito accompagnato con tortillas e servito con altri piatti della cucina messicana.

Curiosità

La Cucina Kosher

Maggio 28, 2019

Definizione di Kosher

Kosher, kasher, cacher… tanti termini e un significato che non tutti conoscono. Traducendo letteralmente il termine, il significato di Kosher in ebreo è “adatto”, “idoneo” e, se riferito ai prodotti alimentari, indica che quel cibo può essere consumato da un ebreo osservante.

Un alimento è considerato Kosher  quando è conforme alle leggi della Torah, che il popolo ebreo segue da oltre 3,000 anni.

Alcune regole sono molto dettagliate e specificano anche le modalità di macellazione degli animali, oltre che definire delle vere e proprie linee guida per dieta quotidiana dei fedeli: infatti consumare cibo kosher seguendo i dettami della Torah significa, per tutti gli ebrei osservanti, non solo alimentarsi per il proprio sostentamento, ma anche alimentare la propria spiritualità.

Le regole Kosher stabiliscono una serie di indicazioni che regolano la preparazione e il consumo di 3 diverse categorie di alimenti.

 

Gli animali puri, ovvero quelli che gli ebrei possono mangiare, devono avere lo zoccolo fesso, cioè spaccato in due parti e devono appartenere alla categoria dei ruminanti(ad esempio, mucche, vitelli, agnelli e capre). È vietato mangiare la carne di maiale, cavallo e coniglio. Tra i volatili sono invece ammessi polli, oche, anatre e tacchino.

Durante la macellazione, un Rabbino specializzato controllerà che tutte le regole della shechitah (la macellazione rituale) vengano osservate. Tra le più importanti le seguenti:

  • l’animale non dovrà soffrire;
  • se già deceduto di morte naturale o ucciso da altre mani, non verrà macellato;
  • si esegue un processo di salatura per privare la carne del sangue dell’animale: dura circa 72 ore

Proprio grazie ai continui e severi controlli, anche di tipo sanitario, il cibo kosher viene spesso definito come più sicuro e di qualità rispetto alla macellazione convenzionale.

 

È ammesso il consumo di latte e derivati di tutti gli animali sacri, ma questi non devono mai essere consumati insieme alla carne, per un tempo minimo di 6 ore.

Questa regola si estende anche agli utensili: infatti nelle cucine in cui si osservano le regole Kosher si hanno solitamente 2 set: uno dedicato alla lavorazione della carne e l’altro agli alimenti a base di latte.

 

Gli alimenti che non rientrano nelle due precedenti categorie sono chiamati Parve: a questa famiglia appartengono la frutta, i cereali e i vegetali. Anche i pesci sono considerati cibo Parve, ma con l’eccezione dei crostacei, giudicati dalla Torah, animali impuri.

Un cibo Parve inoltre può diventare un piatto di “carne” o “latte” se cucinato insieme ai cibi appartenenti alle suddette categorie: ad esempio se vengono cucinati dei crostini di pane con del burro, automaticamente il crostino diventa un alimento a base di latte e che quindi dovrà sottostare alle regole di consumo di tutti i latticini.